“Il sorgere di un’Accademia
scientifica non è soltanto un fatto culturale, ma può anche
essere un fatto politico se quell’Accademia, con la propria
creazione, vuole inserirsi in un contesto politico ben preciso
e divenire una interprete attiva.
Il pensiero scientifico non può mai essere disgiunto dal pensiero politico:
la scienza – molto spesso, più spesso di quanto non si creda – ha
costituito e costituisce il motore dell’evoluzione politica del genere
umano. Il benessere dei popoli e la potenza degli Stati sono la conseguenza
del loro raggiunto livello scientifico; i popoli diseredati, poveri e spesso
affamati non hanno mai coltivato le Scienze, non hanno una storia scientifica
dietro a loro.
E qui è bene rilevare che, sebbene il pensiero scientifico non ammetta
frontiere, gli Scienziati che lo esercitano appartengono a un Popolo, a una
Nazione al cui sviluppo essi contribuiscono provocando direttamente o indirettamente
reazioni politiche di notevole rilievo anche se non sempre chiaramente palesi.
E ciò è avvenuto nei riguardi della gloriosa epopea del nostro
Risorgimento che miracolosamente condusse – dopo secoli di servaggio
- realizzare il mito dell’Unità d’Italia gemmato nello spirito
degli scienziati italiani del Settecento che unificarono il loro pensiero e
il loro sforzo scientifico, dimostrando al Mondo come l’Italia non fosse
soltanto una mera espressione geografica, ma una entità nazionale attiva
e pensante.
La creazione, nel 1782, della “Società Italiana” – la
futura “Accademia Nazionale dei XL” – concretava questo spirito
unitario degli scienziati italiani e realizzava un’idea che, per quei
tempi, poteva sembrare utopistica e fuori della storia: quella di riunire i “Quaranta” più distinti
cultori di scienze fisiche e naturali dell’intera Italia – al di
fuori e al di sopra delle arbitrarie frontiere che spezzettavano allora la
nostra Penisola – in un’unica “Società Italiana” che
rappresentasse – almeno nelle Scienze – l’Italia unita.
Precorrevano così, gli Scienziati italiani, le idee successive di Poeti
e Pensatori che, per il mito dell’Unità d’Italia, dovevano
più tardi appuntire le loro penne e scagliare le loro frecce.”
Dalla prefazione al volume “Scienziati
italiani e Unità d’Italia. Storia dell’Accademia
Nazionale dei XL” di Giuseppe Penso, uno dei XL – Bardi
editore, Roma, 1978. |